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giovedì 28 aprile 2011

Opposizione alla diffida tecnica accertativa

La diffida tecnica accertativa (art. 12, D.Lgs. n. 124/2004) scaturisce a seguito dell’attività di vigilanza effettuata dal personale ispettivo delle Direzioni del lavoro qualora riscontri inosservanze circa la disciplina contrattuale, da cui derivano crediti patrimoniali in favore dei lavoratori.

Attraverso detto strumento si procede a diffidare il datore a corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti.

Dalla portata della norma si rileva come la diffida, che ha efficacia di titolo esecutivo, ha una portate economica e sanzionatoria.

Il datore di lavoro che viene a trovarsi in una tale situazione, si ritiene possa difendersi opponendosi al provvedimento in tre modi diversi.

Potrebbe proporre un’opposizione diretta contro la diffida, considerando quest’ultima come un’ordinanza di ingiunzione o di cartella esattoriale e quindi ricorrendo giudizialmente secondo i criteri di opposizione previsti per le ordinanze di ingiunzione, con onere della prova in capo all’Ente.

Oppure, potrebbe esperire un’azione di accertamento negativo volta a smentire gli accertamenti effettuati con il verbale, con onere della prova in capo al datore stesso.

Infine, il datore potrebbe opporsi all’esecuzione nel momento in cui il titolo viene azionato dal lavoratore.

Tuttavia va rimarcato che su tutto questo impianto pende il dubbio di illegittimità costituzionale della norma poiché permette l’emissione di un titolo esecutivo da parte di un’autorità amministrativa senza un preventivo intervento dell’autorità giudiziaria e senza che venga prevista la possibilità di ricorrere al giudice per opporsi al provvedimento nel momento in cui abbia acquisito valore di titolo esecutivo.

D.Lgs. n. 124/2004, art. 12

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